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martedì 15 gennaio 2013

Alluvione 11 novembre 2012

Saltocchio (Lu) alluvione 11 novembre 2012 ... è una strada ...

martedì 7 febbraio 2012

Quali e quanti sono i parassiti della nostra Italia

Lo spot sugli evasori parassiti promosso dall'Agenzia delle Entrate se condivisibile, come direbbero alcune persone "in un mondo perfetto", a molti, me compreso, fa balenare in mente ulterio interrogativi su cui vorrei riflettere. Ma chi sono i parassiti della nostra società Italiana organizzata sotto questa forma di stato.
Quale obiettivo hanno le tasse ed ancora, possiamo parlare di parassiti solo per gli evasori ? Con tutti i luoghi comuni che ne derivano ? Tutto questo non giustifica un atteggiamento contro la legge e il senso civico ma anzi vuole allargare la conclusione semplicistica che con questi spot viene fatta e cioè che sono parassiti solo gli evasori.
Ma chi si può definire parassita, come spiegato in qualsiasi dizionario della lingua italiana è un organismo che vive parzialmente o totalmente a spese di un altro individuo; che non produce e vive alle spalle di altri; improduttivo, socialmente inutile; persona che vive a spese altrui, sfruttando gli altri; più in generale, persona oziosa, che vive a carico della società; un essere vivente, animale o vegetale, che vive e si nutre a spese di un altro essere vivente; persona che vive a spese di altri, o ne sfrutta le risorse.
Da subito lette queste definizioni per confronto equo e oggettivo tutte gli organismi improduttivi che vivono al spese di altri o ne sfruttano le risorse possono configurarsi ed essere identificati come parassiti.
Aggiungiamo a questo altre definizioni come Tassa: tributo che viene corrisposto allo Stato o ad altro ente pubblico per il godimento di certi servizi. o Imposta: quota del reddito prelevata dallo stato o da un ente pubblico ai contribuenti per finanziare l'organizzazione statale e tutti i servizi necessari alla collettività.
Altre come Lavoro:  occupazione specifica che prevede un compenso ed è fonte di sostentamento. Rendita: provento derivante dalla proprietà di un bene. Stato:  Entità giuridica e politica sovrana costituita da un territorio, da una popolazione che lo occupa e da un ordinamento giuridico attraverso cui la sovranità viene esercitata. Legge: norma o insieme di norme che regolano il comportamento etico e sociale degli uomini.
Ho voluto inserire queste definizioni perchè queste parole sono la chiave di lettura di molte delle nostre attuali situazioni legate al concetto di Parassitario da cui si identifica e sostanzializza il parassita. Lavoro, rendita, stato, legge, tassa e imposta.
Da uomo semplice quale sono i pochi concetti espressi già evidenziano che in Italia ci sono molti esempi di parassiti e di sistema parassitario. E senza ombra di dubbio in primo luogo è lo stato che sul concetto di parassitario deve fare molta più chiarezza. Perchè a naso può essere realisticamente vero che esistano parassiti buoni e parassiti cattivi ma sempre di parassiti si parla e la distinzione tra bono e cattivo è fatta solo da chi fa le leggi dello stato in cui viviamo, perchè un organismo che vive alle spalle di altri secondo secondo il comune senso civico, non può definirsi buono. Diciamo tollerabile. Anche se sulla parola tolleranza ho molte remore, perchè ricorda molto la sudditanza.
Ecco che si apre il vaso di pandora e scopriamo di vivere in una sociata italiana con larga diffusione del parassitismo a tutti i livelli e in tutte le realtà. Ed allora la caccia alle streghe chiamati evasori? Sarà mica una semplice idea da far passare per realizzare ancora una volta il dividi et impera?
Perchè ora la distinzione è tra stato e popolazione. Sempre più di frequente si cerca di contrapporre gruppi di popolazioni tra loro per non alterare o meglio rivedere in senso critico e costruttivo invece il grosso problema italiano che è l'organizzazione, la gestione e la conduzione dello stato in quanto organismo che si nutre di risorse altrui ? 
Ma quando l'organismo che ospita il parassita non ha più risorse muoiono entrambe ?

lunedì 20 giugno 2011

Provincie: ma quanto ci costano? - LeonardoUno.net - provincie, euro, livello

.... Ma quanto costano agli italiani le provincie? Secondo il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, la loro abolizione porterebbe ad un risparmio dai 100 ai 200 milioni di euro circa.

Secondo i dati UPI (Unione Provincie Italiane) i soli costi della politica delle Provincie nel 2004 erano di 115 miolioni di euro e dal 1992 ad oggi sono nate 15 nuove provincie tra cui Prato nata nel 1992 formata da 7 comuni soltanto e Barletta-Trani-Adria nata nel 2009 con 10 comuni. Insomma si stima che i costi 2010 della politica nelle Provincie corrispondano a circa 135 milioni di euro. Andando nel dettaglio ogni figura politica ha un costo che in media arriva intorno ai 27.000 euro ad anno per ogni politico, con un range che va mediamente da 60.000 per un Presidente a 20.000 euro per un Consigliere.....

giovedì 28 ottobre 2010

L'Italia non è un paese per giovani

Nel marzo 2009 comparve sul Corriere della Sera un articolo interessante che portava il titolo di questo post.
Ne traggo solo alcuni spunti riprendendo quanto indicato per evidenziare alcune caratteristiche di una democrazia incompleta perchè ha scelto di esserlo. Di uno stato dimezzato grazie alla sua classe politica dirigente che dal dopoguerra ad ora sembra riprodursi in serie da una catena di montaggio senza evoluzione tecnologica. Di una economia che cammina con una gamba e l'altra zoppica perchè non ha ancora maturato quali sono i ruoli e i compiti dell'impresa. Di una società destinata ad essere fagocitata, assuefatta come è a un ruolo di rassegnata dominazione intellettuale ideologica e culturale.
Nel Regno Unito un 44 enne chiamato Tony si trasferisce al numero 10 di Downing Street come primo ministro della Gran Bretagna. A 48 anni negli Stati Uniti un tale Barack Obama entra alla Casa Bianca.
In Italia solo il 3% dei figli di operai riesce a salire la scala sociale. Nel 2007 tra i dirigenti e i quadri di azienda solo rispettivamente il 6,9% e il 12,3% avevano meno di 35 anni. Se poi, passando alle professioni, uno volesse intraprendere questa attività, invece che scegliere il corso di laurea farebbe bene a scegliersi i genitori con uno studio ben avviato.
In politica le cose vanno peggio sempre riferito al 2007 i parlamentari sotto i 35 anni erano di poco superiori al 5% e le prospettive sono più fosche se ad invecchiare è anche quello che dovrebbe essere il vivaio della politica. Nei consigli comunali gli eletti con meno di 35 anni erano il 28 per cento nel 1997 e sono diventati il 19,2 per cento nel 2007.
Questi dati, danno il senso del panorama legislativo italiano, che ad esempio contrappone i sacrifici e i metodi rigorosi ai diritti acquisiti dei 50 enni creando un disparità di trattamento pensionistico tra generazioni. Dà lo spunto per percepire il compiuto realizzo delle caste sociali italiane. Rende concreta la realtà legata all'immobilismo diffuso in italia: sociale, economico, culturale, politico. Risponde in parte anche a una serie di scelte operate a tutti i livelli in cui ravvisiamo poca lungimiranza. Fare un programma che si realizza compiutamente dopo 20 anni per un 60 enne diventa un azzardo pratico legato alla opportunità dello stesso di fruirne i benefici. Logico che si opti per una più immediata godibilità dei frutti senza porsi il problema di andare troppo lontani nel tempo.
Ricordo per chi non mi conoscesse che ad oggi ho 43 anni, tengo famiglia, faccio il libero professionista, fino al 2001 ho fatto il dipendente ultima qualifica quadro e non ho una famiglia con studio avviato.
Sento sulla mia pelle durante questi anni le realtà legate alle statistiche sopracitate e condivido nella lotta quotidiana con molti coetanei questa assurda Italia e la sensazione speranza che le nostre energie altrove forse potevano avere risultati e tempi diversi.